Da  H.P. Lovecraft ai giorni nostri

MOSK, uno Jinn al servizio di Dagon

MOSK è uno Jinn, ossia una creatura spirituale.
Gli Jinn sono associati erroreamente ai demoni occidentali.
Nella tradizione medio-orientale sono entità a sé stanti, non fanno parte di alcuna contesa divina.

Animati da malefiche intenzioni, aggrediscono viandanti, guerrieri, sognatori.
Se soggiogati possono divenire mansueti, fino a donare ricchezze a chi li evoca.
MOSK è lo Jinn protettore di clandestini e terroristi, con la promessa di vergini, miele e latte spinge alla conversione/radicalizzazione le anime più fragili.

MOSK ha il grado più alto delle Forze spirituali che obbediscono a Dagon, un dio marino, proveniente dal Culto di Cthulhu.
Dagon utilizza gli Jinn per proteggere tesori, nascondere idoli a lui dedicati, servire i Grandi Antichi, in primis Cthulhu.
Il MOSK si inserisce nel phanteon di H.P. Lovecraft, è ispiratore de "I Diari di M.O.S.K.", a firma di Abdul Alhazred, a cui ha dettato delle immonde poesie in onore di Dagon e della Jihad.
Download gratuito nella sezione Opere, alla voce eBook.

Statua di Re dagon

Dal fumetto "Samira": una statua che gli abitanti di Costantinopoli hanno eretto in onore di Re Dagon.

 

Abdul perfect MOSK

Abdul Alhazred
colui che ha trascritto il Necronomicon e i Diari di M.O.S.K.
Egli viene chiamato "Arabo pazzo" per l'amore smodato verso il soprannaturale.

 

 

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H.P. Lovecraft: scrittore, visionario, trascinatore dello spirito verso le vette più alte del fantastico.
Ancora oggi inviso dalla stragrande "cultura" di sinistra, è stato profeta dell'invasione in corso.
Indagatore di riti e divinitá straniere, con le Sue Opere ha denunciato lo sfacelo in cui l'Occidente sarebbe annegato.
E' vissuto nel quasi anonimato, con mezzi modesti e in semi povertà.
Tutti coloro che trattano (scrivono, dirigono, disegnano, suonano) tematiche fantasy/thriller/horror gli sono debitori a vita.

 


 

 

C'era un problema...

Dalle letture periodiche di Lovecraft, e da alcune fiabe persiane conobbi l'esigenza di dare vita ad uno Jinn.
Lo animai con le paure di cui l'Occidente era immerso, e fu incredibile scoprire che il MOSK fosse così reale da essere riconducibile ad eventi di cronaca.

Ma c'era un problema: come rappresentarlo in un video? Come disegnarlo in un fumetto?

La tradizione persiana lo immagina come spirito, animale, chimera, ma in quella mescolanza sfuggiva l'elemento che andavo cercando: una connotazione univoca.
Il MOSK doveva avere una connotazione univoca.

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Parlando con un amico uscì il nome di un’icona Metal: il cantante/performer Kim Bendix Petersen, nel ruolo carismatico di King Diamond. “Sarebbe un personaggio perfetto per il MOSK” pensai.
Ecco l'idea: lo Jinn avrebbe indossato una tunica, simile a quella dei frati, impegnati nella Santa Inquisizione, avrebbe esibito un simbolo arabo in fronte, che disegnai personalmente. Avrebbe avuto un mantello nero a retina, a richiamare le trame minuscole sulle ali delle mosche. Guanti neri e un “facepainting” personalizzato, subito riconoscibile.
Kim Bendix Petersen con King Diamond fu la molla di ispirazione, Gianluca Sbarbati, nel ruolo del MOSK, caratterizzò quelle suggestioni.
Una presenza di atmosfere gotiche e melodie arabeggianti diede al MOSK il potere di trasmettere messaggi al subconscio: l'esaltazione verso un gesto folle, la passione verso un Dio chiamato Dagon, il martirio in cambio di una promessa
Questo era solo il principio.

Intuizioni

Sarò riuscito ad affermare il proposito più importante?
Il MOSK non è il solito villain, l’”ammazzatutti” da blockbuster americano.

Se analizziamo un qualsiasi film horror/thriller, il mostro assume i clichè del mostro: sadico/crudele/assetato di sangue, egli uccide le vittime che fuggono urlanti e ferite.

Affidavo ad uno Jinn vibrazioni insolite, il background medio orientale lo rendeva originale, ma non bastava ancora ad ergerlo dall’esercito dei killer. Quindi l’ho immaginato come spirito sapiente, capace di moltiplicare intuizioni, attitudini, talenti. In un gioco di seduzione, trasmetterli in forma di dono.

Un chitarrista che per fama vende l’anima al diavolo è il classico baratto da leggenda metropolitana, ma imbattersi in uno Jinn con cui condividere i misteri della musica, qual’è la contropartita?

 

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Desideri

Il telefono, una penna, il sogno, un bicchiere di vino (elementi di cui il MOSK si è servito per contattare la preda) sono estranei alla rappresentazione di uno spirito, perché esso viene considerato incorporeo, invisibile.

In verità la misura del potere di uno Jinn si misura dalla capacità di comunicare.

Nelle fiabe persiane alcuni geni della lampada si esprimono per indovinelli, altri suonano il sitar, ogni passo è compiuto per destare l’attenzione di chi li evoca.

Il MOSK non è un demone, non ha interesse all’anima del mortale, ma vuole far parte dei suoi desideri. Ingigantirli fino a renderli sovrani. Più forti sono, più la sua magia acquista valore.

La leggerezza delle note, le ipnotizzanti melodie, il suono pizzicato delle corde è l’invito a rompere gli indugi e a fidarsi di lui.

A voi la scelta...

Si entra in stallo perenne; abbeverarsi al pozzo dei desideri, sottomettendosi al MOSK, oppure tentare di gestire quel sortilegio, prosciugando la propria linfa vitale?

I Jinn se mansueti possono offrire ricchezze, se si impadroniscono della volontà altrui è facile che diventino carnefici.

 

Un ringraziamento speciale va a Gianluca Sbarbati, Ruggero Ruggeri, Alessandro Febo, Alessandro Dionisi, per i consigli e il supporto dato.

Federico Bason